Danza Nella cultura più arcaica, contadina e pastorale, della Calabria la danza e la musica sono storicamente un binomio inscindibile. Fino a quando le società che possiamo definire tradizionali sono rimaste in vita era più che comune offrire da ballare all’ospite con la stessa esatta naturalezza con la quale si sarebbe potuto offrire un bicchiere di vino o un piatto di maccheroni. La danza infatti oltre che, in ambito pubblico, essere un’occasione rituale (e ritualizzata) ha sempre costituito, nel privato familiare, un momento forte di socialità in una regione che per una serie di congiunture storiche ha mantenuto, e ancora mantiene, tratti importanti di memoria storica in tal senso. Ma bisogna fare i conti con le trasformazioni e con il dato non ignorabile che tutte le culture orali e non, assimilabili o meno al modulo occidentale, etc. non sono tessuti ipostatici ma esseri viventi. Non è semplice quindi dire cosa è oggi la danza tradizionale in Calabria. La Calabria non è un eden etnografico, luogo eletto e custode di cosmi contadini intatti e incontaminati. La Calabria è invece insieme complesso, contraddittorio (e per questo molto interessante) di varie forme di ibridazione fra l’arcaico e il (cosiddetto) moderno. In questo quadro complesso un ruolo, purtroppo, strategico è svolto dal rifiuto socialmente diffuso e dal conseguente smarrimento della memoria di un passato prossimo contadino e pastorale. Ciò accomuna la realtà calabrese a quella di molti altri angoli del Mediterraneo. D’altro canto, proprio in virtù dell’esistenza di questo cosmo contraddittorio, è possibile rintracciare delle sacche di resistenza nelle quali una tradizione secolare mostra la capacità di perpetuarsi. E magari di rinnovarsi. Sono realtà forse rare ma destinate a chi ha gli occhi e la volontà di vederle.

Ettore Castagna
docente di Storia del Territorio e delle Culture Locali – Università di Bergamo
www.ettorecastagna.it

 

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