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Testi di Danilo Gatto/A.R.P.A.

 
ZAMPOGNA
Si tratta dello strumento principe della musica calabrese. Tutti gli altri strumenti, e non solo quelli a fiato, ne hanno subito l'influsso e ne conservano un'impronta musicale originaria. In Calabria ne esistono almeno quattro tipi fondamentali, nonché alcune varietà caratteristiche di alcune zone che potrebbero far pensare a dei modelli intermedi o ad ulteriori tipi. Aerofono multiplo a sacco, ricavato abitualmente da una pelle di capra, più raramente di pecora, ogni zampogna calabrese ha due canne di canto, sulle quali si trovano i fori digitali, e due o tre bordoni, incassati in un unico ceppo. La mano destra è quella che principalmente sviluppa la parte melodica, contenuta nell'ambito di una quinta o di una sesta, mentre la sinistra svolge un contrappunto armonico; può capitare, su alcuni passaggi, che i due ruoli vengano scambiati, tuttavia essi non si possono intendere in maniera troppo separata in quanto vivono l'uno dell'altro. Particolare attenzione va rivolta alla fase di accordatura dello strumento, elaborato momento di preparazione al suono in cui ogni volta va ricostruito un equilibrio dinamico fra la pressione dell'aria, la risposta delle ance che risentono delle variazioni climatiche, la chiusura mediante cera d'api o l'apertura dei fori delle canne, l'intonazione infine dei bordoni attraverso la regolazione della lunghezza.
 
PIPITA
Oboe popolare (ad ancia doppia), è chiamata anche pigula, bifara, totarella, a seconda delle zone. Di lunghezza oscillante fra i ……….., con 7 buchi anteriori + 1 posteriore, suona accompagnata dalla zampogna a chiave. Data la sua maggiore estensione, che raggiunge la nona, ha un carattere spiccatamente solistico. Nel suo repertorio, oltre le classiche pastorali e tarantelle, sono entrati ultimamente anche altri temi popolari e melodie mutuate dalla musica leggera ("Marina Marina", "Finché la barca va", etc) o dal ballo liscio.
 
ORGANETTO
Strumento di fabbricazione industriale, generalmente importato dall'Abruzzo, ha dapprima mutuato il repertorio della zampogna, cui si è parzialmente sostituito a causa dell'estrema praticità e maneggevolezza, per poi svilupparne uno autonomo, nel quale progressivamente sono state inserite anche altre danze popolari (valzer, polke, mazurche, etc.) e brani di varia provenienza. Da allora non ha solamente seguito l'evoluzione della cultura contadina, ma ha profondamente attecchito anche in ambiti urbani, stimolando la nascita di nuove generazioni di suonatori e di stili ormai consolidati a seconda dei diversi territori. Nella provincia di Reggio spesso si interviene a modificare lievemente la timbrica e l'accordatura delle ance, per ottenere il suono cosiddetto "flautato", cioé senza tremolo, mentre nella provincia di Catanzaro è particolarmente apprezzato il tipo bifaro, la cui sonorità richiami cioè quella della zampogna. La sua caratteristica è quella di produrre due note diverse, a seconda del movimento del mantice, in apertura o chiusura. E' diffuso nelle versioni a 2 bassi, a 4 bassi, ed 8 bassi.
 
CHITARRA BATTENTE
Così chiamata per il modo di suonarla, cioé per il battito o sfregamento che la mano destra produce sulle corde e sulla cassa armonica, è la chitarra tradizionale calabrese. La sua forma caratteristica, con il fondo bombato e la piegatura del piano armonico (come nel mandolino), ricorda molto i modelli in uso in epoca barocca, mentre le corde, metalliche, sono tutte molto fine e dello stesso diametro, producendo così un tipico suono argentino. Strumento classico delle serenate, ma che accompagna un vastissimo repertorio di canti, si presenta anch'esso in diversi tipi (bombata, come in uso nelle province di Cosenza e Crotone, o piatta, nella tradizione jonica catanzarese e reggina, a curvatura ampia o stretta) e dimensioni (randa, menzachitarra, chitarrinu). Suona solitamente con quattro corde, più lo scordino, corda di diapason inferiore, il cui bischero si trova infatti al centro del manico, in corrispondenza del 7° tasto, che riproduce un bordone acuto sul quinto grado. In effetti anche la quarta corda, che non viene mai tastata, è un altro bordone a distanza di un'ottava (inferiore).
 
LIRA CALABRESE
Antico cordofono ad arco, diffuso in tutto il Mediterraneo e nella parte centro-orientale del continente europeo, la sua origine è ancora incerta, nonostante le notevoli somiglianze con la lira cretese che farebbero supporre degli scambi nel tempo fra le comunità ellenofone della Calabria, fra le quali peraltro lo strumento non era conosciuto, e la Grecia, non ancora attestati. Un tempo molto diffuso, specie nella zona della Locride e del Vibonese, ha conosciuto una profonda crisi nel dopoguerra ma anche una recente rinascita. Formata da un unico pezzo di legno (sambuco, pero, ciliegio, pioppo, eucalipto) incavato a forma di pera, su cui viene poggiato il piano armonico, con due fori di risonanza e un'anima mobile di canna che trasmette le vibrazioni alla cassa armonica, monta tre corde di cui quella centrale, che viene suonata di continuo e tastata soltanto in alcune cadenze, fa da bordone (quarta inferiore). La lira veniva generalmente costruita dal suonatore stesso, per cui lo strumento presenta tanto una varietà di modelli quanto di dimensioni, variabile dai 40 ai 60 cm. Oggi tuttavia si sono diffusi diversi nuovi centri di costruzione. Appoggiata sul ginocchio o tenuta stretta fra le gambe, e tastata lateralmente con le unghie (o anche con i polpastrelli) suona spesso in accoppiata con la chitarra battente, o in quartetto con fischiotti e tamburello.
 
TAMBURELLO
Tamburo a cornice, costituito da una pelle generalmente di capretto fissata su un cerchio di legno all'interno del quale sono poste delle coppie di cembali di lamiera battuta e temperata. Di dimensioni variabili (dai 20 ai 40 cm di diametro), è diffuso in tutta la regione, sia pure in forme e fatture diverse, e viene usato principalmente per accompagnare le tarantelle, alla zampogna o all'organetto. Nell'Alto Cosentino è frequente inserire, nella parte interna, dei campanellini o sonagli sospesi ad una cordicella, che ne addolciscono il suono. La sua presenza è ritenuta indispensabile nella provincia di Reggio Calabria, nella quale si possono osservare il maggior numero di stili e di virtuosi dello strumento. Fasce in faggio, pelle di capra, capretto, gatto.
 
ZUCU
Tamburo a frizione, altrove chiamato putipù, caccavella o cupa-cupa, è formato da un corpo in legno, latta o terracotta, su cui viene legata una pelle (o stoffa) dal cui centro parte una canna che viene sfregata con la mano, mantenuta umida da una spugnetta bagnata. E' adoperato durante le farse del Carnevale, ma anche in altre occasioni rituali e per accompagnare i balli o alcuni canti, cui fornisce una base dal suono cupo e continuo. Esiste infatti, specie nella zona del Marchesato, tutto un repertorio per questo strumento, specie di canti polivocali.
 
CASSA, RULLANTE
Insieme ai piatti costituiscono la sezione ritmica della fanfarra, ma formazioni di tamburinari suonano anche autonomamente, con precise funzioni rituali, in particolare nella provincia di Cosenza in cui la cassa è spesso suonata a due mani, con un frustino che percuote il lato sinistro, o a Pasqua. In diversi paesi annunciano o accompagnano le processioni, a volte ne sono i protagonisti sonori principali, come nella festa di S. Rocco a Gioiosa Jonica. Una squadra di tamburi, con un numero variabile di rullanti, accompagna inoltre il ballo dei Giganti