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| ZAMPOGNA
Si tratta dello strumento principe della musica calabrese.
Tutti gli altri strumenti, e non solo quelli a fiato, ne hanno subito
l'influsso e ne conservano un'impronta musicale originaria. In Calabria
ne esistono almeno quattro tipi fondamentali, nonché alcune
varietà caratteristiche di alcune zone che potrebbero far
pensare a dei modelli intermedi o ad ulteriori tipi. Aerofono multiplo
a sacco, ricavato abitualmente da una pelle di capra, più
raramente di pecora, ogni zampogna calabrese ha due canne di canto,
sulle quali si trovano i fori digitali, e due o tre bordoni, incassati
in un unico ceppo. La mano destra è quella che principalmente
sviluppa la parte melodica, contenuta nell'ambito di una quinta
o di una sesta, mentre la sinistra svolge un contrappunto armonico;
può capitare, su alcuni passaggi, che i due ruoli vengano
scambiati, tuttavia essi non si possono intendere in maniera troppo
separata in quanto vivono l'uno dell'altro. Particolare attenzione
va rivolta alla fase di accordatura dello strumento, elaborato momento
di preparazione al suono in cui ogni volta va ricostruito un equilibrio
dinamico fra la pressione dell'aria, la risposta delle ance che
risentono delle variazioni climatiche, la chiusura mediante cera
d'api o l'apertura dei fori delle canne, l'intonazione infine dei
bordoni attraverso la regolazione della lunghezza. |
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PIPITA
Oboe popolare (ad ancia doppia), è chiamata anche pigula,
bifara, totarella, a seconda delle zone. Di lunghezza oscillante
fra i ……….., con 7 buchi anteriori + 1 posteriore,
suona accompagnata dalla zampogna a chiave. Data la sua maggiore
estensione, che raggiunge la nona, ha un carattere spiccatamente
solistico. Nel suo repertorio, oltre le classiche pastorali e tarantelle,
sono entrati ultimamente anche altri temi popolari e melodie mutuate
dalla musica leggera ("Marina Marina", "Finché
la barca va", etc) o dal ballo liscio.
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| ORGANETTO
Strumento di fabbricazione industriale, generalmente importato dall'Abruzzo,
ha dapprima mutuato il repertorio della zampogna, cui si è
parzialmente sostituito a causa dell'estrema praticità e
maneggevolezza, per poi svilupparne uno autonomo, nel quale progressivamente
sono state inserite anche altre danze popolari (valzer, polke, mazurche,
etc.) e brani di varia provenienza. Da allora non ha solamente seguito
l'evoluzione della cultura contadina, ma ha profondamente attecchito
anche in ambiti urbani, stimolando la nascita di nuove generazioni
di suonatori e di stili ormai consolidati a seconda dei diversi
territori. Nella provincia di Reggio spesso si interviene a modificare
lievemente la timbrica e l'accordatura delle ance, per ottenere
il suono cosiddetto "flautato", cioé senza tremolo,
mentre nella provincia di Catanzaro è particolarmente apprezzato
il tipo bifaro, la cui sonorità richiami cioè quella
della zampogna. La sua caratteristica è quella di produrre
due note diverse, a seconda del movimento del mantice, in apertura
o chiusura. E' diffuso nelle versioni a 2 bassi, a 4 bassi, ed 8
bassi.
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CHITARRA
BATTENTE
Così chiamata per il modo di suonarla, cioé per il
battito o sfregamento che la mano destra produce sulle corde e sulla
cassa armonica, è la chitarra tradizionale calabrese. La
sua forma caratteristica, con il fondo bombato e la piegatura del
piano armonico (come nel mandolino), ricorda molto i modelli in
uso in epoca barocca, mentre le corde, metalliche, sono tutte molto
fine e dello stesso diametro, producendo così un tipico suono
argentino. Strumento classico delle serenate, ma che accompagna
un vastissimo repertorio di canti, si presenta anch'esso in diversi
tipi (bombata, come in uso nelle province di Cosenza e Crotone,
o piatta, nella tradizione jonica catanzarese e reggina, a curvatura
ampia o stretta) e dimensioni (randa, menzachitarra, chitarrinu).
Suona solitamente con quattro corde, più lo scordino, corda
di diapason inferiore, il cui bischero si trova infatti al centro
del manico, in corrispondenza del 7° tasto, che riproduce un
bordone acuto sul quinto grado. In effetti anche la quarta corda,
che non viene mai tastata, è un altro bordone a distanza
di un'ottava (inferiore).
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| LIRA
CALABRESE
Antico cordofono ad arco, diffuso in tutto il Mediterraneo e nella
parte centro-orientale del continente europeo, la sua origine è
ancora incerta, nonostante le notevoli somiglianze con la lira cretese
che farebbero supporre degli scambi nel tempo fra le comunità
ellenofone della Calabria, fra le quali peraltro lo strumento non
era conosciuto, e la Grecia, non ancora attestati. Un tempo molto
diffuso, specie nella zona della Locride e del Vibonese, ha conosciuto
una profonda crisi nel dopoguerra ma anche una recente rinascita.
Formata da un unico pezzo di legno (sambuco, pero, ciliegio, pioppo,
eucalipto) incavato a forma di pera, su cui viene poggiato il piano
armonico, con due fori di risonanza e un'anima mobile di canna che
trasmette le vibrazioni alla cassa armonica, monta tre corde di
cui quella centrale, che viene suonata di continuo e tastata soltanto
in alcune cadenze, fa da bordone (quarta
inferiore). La lira veniva generalmente costruita dal suonatore
stesso, per cui lo strumento presenta tanto una varietà di
modelli quanto di dimensioni, variabile dai 40 ai 60 cm. Oggi tuttavia
si sono diffusi diversi nuovi centri di costruzione. Appoggiata
sul ginocchio o tenuta stretta fra le gambe, e tastata lateralmente
con le unghie (o anche con i polpastrelli) suona spesso in accoppiata
con la chitarra battente, o in quartetto con fischiotti e tamburello.
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| TAMBURELLO
Tamburo a cornice, costituito da una pelle generalmente di capretto
fissata su un cerchio di legno all'interno del quale sono poste
delle coppie di cembali di lamiera battuta e temperata. Di dimensioni
variabili (dai 20 ai 40 cm di diametro), è diffuso in tutta
la regione, sia pure in forme e fatture diverse, e viene usato principalmente
per accompagnare le tarantelle, alla zampogna o all'organetto. Nell'Alto
Cosentino è frequente inserire, nella parte interna, dei
campanellini o sonagli sospesi ad una cordicella, che ne addolciscono
il suono. La sua presenza è ritenuta indispensabile nella
provincia di Reggio Calabria, nella quale si possono osservare il
maggior numero di stili e di virtuosi dello strumento. Fasce in
faggio, pelle di capra, capretto, gatto.
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| ZUCU
Tamburo a frizione, altrove chiamato putipù, caccavella o
cupa-cupa, è formato da un corpo in legno, latta o terracotta,
su cui viene legata una pelle (o stoffa) dal cui centro parte una
canna che viene sfregata con la mano, mantenuta umida da una spugnetta
bagnata. E' adoperato durante le farse del Carnevale, ma anche in
altre occasioni rituali e per accompagnare i balli o alcuni canti,
cui fornisce una base dal suono cupo e continuo. Esiste infatti,
specie nella zona del Marchesato, tutto un repertorio per questo
strumento, specie di canti polivocali.
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CASSA, RULLANTE
Insieme ai piatti costituiscono la sezione
ritmica della fanfarra, ma formazioni di tamburinari suonano anche
autonomamente, con precise funzioni rituali, in particolare nella
provincia di Cosenza in cui la cassa è spesso suonata a due
mani, con un frustino che percuote il lato sinistro, o a Pasqua. In
diversi paesi annunciano o accompagnano le processioni, a volte ne
sono i protagonisti sonori principali, come nella festa di S. Rocco
a Gioiosa Jonica. Una squadra di tamburi, con un numero variabile
di rullanti, accompagna inoltre il ballo dei Giganti
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